TIPI DI DOLORE
Esistono diversi tipi di dolore nel malato artrosico, con questo non ci si riferisce solo all’intensità (seppur fattore importante soprattutto per le terapie), ma alle diverse componenti qualitative di dolore che possiamo evidenziare in questo malato.
Il dolore di tipo meccanico si presenta principalmente sollecitando il carico o il movimento articolare e solitamente compare o si accentua in queste condizioni.
Si attenua con il riposo.
Il dolore infiammatorio può manifestarsi anche a riposo, senza cioè sollecitazioni meccaniche. A volte, anzi, è alleviato da movimenti non eccessivi. Si accompagna a tumefazione, arrossamento e calore nella parte colpita. Difficoltà nel movimento con impaccio e rigidità soprattutto dopo che il paziente è stato a riposo per un certo periodo (rigidità mattutina).
Il dolore neuropatico è presente in queste forme con una frequenza maggiore di quello che possiamo pensare. Siamo abituati a pensare al dolore neuropatico come ad una sofferenza che riguarda quasi esclusivamente alcune patologie particolari come le algodistrofie, neuropatie, plessopatie, ma in realtà una componente neuropatica può essere presente in molte forme artrosiche, quando vengono interessate strutture articolari che, nel loro interessamento di malattia (es. vertebre), possono direttamente o indirettamente provocare una sofferenza di radice nervosa. Questo tipo di dolore disturba il malato anche di notte e può essere indipendente dal movimento. Spesso si associa a sensazioni sgradevoli quali disestesie, parestesie, iperestesia fino anche all’ allodinia.
Va ricordato che nella sofferenza neuropatica i FANS non sono efficaci e anche gli oppiacei possono non essere, da soli, risolutivi. Occorre in questi quadri, impiegare anche i cosiddetti farmaci adiuvanti (antiossidanti quali acido alfa-lipoico e Vitamine del gruppo B, pregabalyn, gabapentin, etc), che in questi casi possono essere definiti Co-analgesici.

Il dolore psicogeno direttamente correlato ad eventuali problemi psicologici, ha la caratteristica di accentuarsi con i carichi psichici piuttosto che fisici. Oggi per questo aspetto si tende ad avere un atteggiamento più prudente rispetto al passato nel definire un dolore esclusivamente psicogeno. Alcuni elementi di recente acquisizione per ciò che riguarda la neurofisiologia del dolore cronico e la dimostrazione delle modificazioni che si realizzano in queste condizioni a livello della serotonina e noradrenalina, ci invitano senza dubbio ad avere maggior cautela nel valutare il paziente. Inoltre va tenuto presente che il dolore quando diventa cronico o nei quadri di dolore-malattia, comporta sempre una sofferenza di tipo psicologico.
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Il Medico deve evidenziare queste componenti, che possono essere associate in varia misura e in momenti diversi nello stesso paziente.