EPIDEMIOLOGIA E COSTI
Il National Center for Health Statistics produce da anni in maniera costante studi sulla prevalenza di molteplici patologie, tra cui l’artrosi. I dati derivati da questi studi (National Health Interview Survey) mostravano che nel 1976, circa 26 milioni di persone negli Stati Uniti soffrivano di patologie muscolo scheletriche.
Nel 1986 questo dato raggiungeva i 34,5 milioni (1 persona su 7), con un impatto di tipo socio-economico assai elevato. I costi calcolati per il solo “mal di schiena” sono nell’ordine di 15 miliardi di dollari/annui, con un elevato numero di richieste di indennizzo per invalidità sul lavoro.
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In un'indagine epidemiologica nel 1977 Holbrook, Kelsey e coll. calcolarono che 31 milioni di americani soffrivano di dolori alla schiena. Di questi, 23 milioni necessitavano di cure mediche periodiche e avevano dovuto limitare le loro attività per periodi più o meno lunghi.
I dati più recenti di questi studi indicano che attualmente 40 milioni di persone negli Stati Uniti presentano patologie muscolo scheletriche e si ritiene che per il 2020 ne saranno colpite 60 milioni.
Le donne hanno circa il doppio di probabilità di presentare patologie di questo tipo.
Circa il 23% delle persone affette da questi disturbi presentano qualche forma di limitazione correlata alla patologia e presenza di dolore più o meno intenso in rapporto alle forme e all’evoluzione.
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Tali studi evidenziano come un elevato numero di americani soffrano di dolori muscolo-scheletrici (Rachialgie, Artrosi, Affezioni varie muscolo-scheletriche) tali da spingerli a rivolgersi al medico e di intensità tale da limitare o impedire in modo sensibile l’attività lavorativa, con costi (diretti e indiretti) valutabili addirittura intorno ai 48 miliardi di dollari/annui.
Nel 1992, studi successivi, di Yelin e Callahan, stimavano che i costi per le artropatie negli Stati Uniti fossero nettamente superiori a quelli fino ad allora riferiti, arrivando a 149 bilioni di dollari, di cui 71 attribuiti ai costi diretti e il resto correlato al ridotto guadagno legato alla malattia.
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Sono senza dubbio cifre che fanno riflettere.
Nel nostro Paese non abbiamo studi epidemiologici così accurati, ma si può ragionevolmente affermare che anche in Italia i dati non sono diversi da quelli rilevati negli USA e negli altri Paesi Occidentali, seppur rapportato al numero di abitanti.
I dati epidemiologici per ciò che riguarda il dolore cronico, sua intensità, disabilità, costi sociali ed economici, sono in Italia quanto mai frammentari; ma, in ogni caso, sono allineati, per ciò che riguarda la nostra Nazione, agli altri paesi industrializzati. Basti pensare che in Italia (dati INAIL) ogni anno vengono perdute 30 milioni di ore lavorative per il semplice "mal di schiena".
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1] (non viene specificato)
La situazione si presenta allarmante e lo è ancora di più se messa in relazione ai dati europei. La metà delle famiglie italiane ha almeno un componente affetto da dolore cronico, più della prevalenza pan-europea. Il 56% sono donne di cui il 62% con un'età pari o inferiore ai 50 anni. L'artrite/artrosi è la principale causa di dolore (45%), seguita dall'ernia del disco (12%), dalle lesioni traumatiche (10%) e dall'artrite reumatoide (8%). Il dolore viene descritto come costante dal 32% dei sofferenti e più della metà ne soffre quotidianamente (59%). La durata media del dolore è di 7,7 anni (in confronto ai 7 anni dell'Europa) e il 46% dei pazienti sopporta il dolore da più di 10 anni. Il 43% dei sofferenti italiani afferma di avere una sofferenza grave rispetto al 34% dei pazienti in Europa. Per non parlare, poi, del significativo impatto in termini economici e di qualità della vita.
Per il dolore si spende, all'anno, 5 volte di più per i farmaci antinfiammatori che per gli oppiacei deboli o forti. A questi costi vanno aggiunti i gastroprottettori che vengono quasi regolarmente associati al trattamento con FANS, per non parlare di quelli legati al trattamento degli eventuali effetti avversi(vedasi quanto citato a proposito dei farmaci COX 2 per ciò che riguarda i problemi e limitazioni nei pazienti con patologia cardiovascolare) Eppure il dolore, in particolare quello cronico, ha un impatto economico tutt’altro che trascurabile: può ostacolare e impedire le normali attività quotidiane, determinando così degli elevatissimi costi sociali diretti e indiretti, che incidono su più livelli del sistema socio-economico del paese. Si calcola che la spesa annua per il controllo del dolore cronico raggiunga una stima di 18, 72 miliardi di euro. Si parla di un costo finanziario complessivo paragonabile, se non addirittura superiore, a quello sostenuto per le patologie cardiovascolari e neoplastiche insieme, con un’incidenza che arriva a sfiorare, in alcuni paesi occidentali, anche l’1,7% del PIL.
Sappiamo inoltre che su 100 casi di dolore cronico medio-grave solo 4-6 malati presentano dolore da cancro. La maggior parte presenta patologie cosiddette benigne, fra le quali senza dubbio quelle muscolo-scheletriche sono le più frequenti e, con l’allungamento della vita media, è difficile non prevedere un ulteriore incremento.