| 12/11/2007 |
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Non a caso, recenti studi hanno mostrato che fattori psico-sociali sono predittori migliori di dolore rispetto all'estensione o al sito delle metastasi e che paura, ansia, depressione, oltre a contribuire ad aumentare il dolore, sono anche predittori della risposta alla terapia. Pertanto, sulla base di questa teoria la nostra mente può essere paragonata ad uno specchio, in grado di 'ingigantire' o 'rimpicciolire' la percezione del dolore. ![]() Inoltre, nell'anziano, il sintomo dolore non rimane a se stante, ma è associato a numerose conseguenze. Depressione, ansia, ridotta socializzazione, insonnia, difficoltà nella deambulazione, sono tutte complicazioni associate alla presenza di dolore, che peggiorano la qualità della vita del paziente. ![]() Analogamente, in una popolazione molto ampia di soggetti anziani assistiti a domicilio in 11 Paesi europei si è osservato come la presenza di dolore non adeguatamente trattato sia un importante fattore di rischio per il declino funzionale (misurato con la scale delle ADL – Activity of Daily Living). Tale declino era maggiore nei soggetti che avvertivano il dolore con maggiore intensità e nei soggetti con dolore localizzato in più sedi anatomiche. ![]() Altri studi eseguiti su casistiche analoghe alle precedenti dimostrano come - sia per gli uomini che per le donne - la presenza del dolore è correlata ad una maggiore prevalenza di disturbi depressivi. ![]() E' interessante notare come sia presente una correlazione lineare tra la frequenza del dolore e la comparsa di depressione; la maggiore percentuale di depressione è presente tra quegli anziani che lamentano un dolore quotidiano. ![]() Dalle evidenze scientifiche, si comprende come la valutazione del sintomo dolore sia indispensabile per un corretto inquadramento delle problematiche in ambito geriatrico; in questa ottica, come da molti studiosi indicato, il dolore deve essere considerato il "quinto segno vitale". |
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