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Dettaglio
Il ministro della Salute Renato Balduzzi tesse le lodi del sistema di cure palliative del nostro paese. Punto di orgoglio per un sistema sanitario che ancora ha molta buona tenuta e riesce così anche a guardare in prospettiva. Il report ministeriale, stilato dopo due anni dall'approvazione della legge 38, ha messo in luce i molti progressi che ancora bisogna fare, soprattutto al Sud, per arrivare alla piena attuazione della legge. Il modello delle cure palliative è comunque in crescita e può insegnare qualcosa anche al resto della sanità italiana.
«L’eccellenza delle cure palliative - spiega Micaela Lorusso, responsabile dell'ufficio formazione della casa di cura "Domus Salutis" di Brescia, sede del primo hospice italiano - si declina nella possibilità di veder riconosciuta da un sistema organizzativo la dignità della persona sofferente quale elemento cardine da promuovere, tutelare e sostenere. Il fatto di poter contemplare nelle declinazioni delle attività clinico-assistenziali aspetti quali la relazione di accompagnamento o l'ascolto e l'accoglienza del bisogno spirituale senza che il tutto debba necessariamente essere ricondotto a una capitalizzazione o a un elemento del budget. La centralità e la promozione dell'équipe quale orizzonte ottimale dell'organizzazione del lavoro».
«Medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi e assistenti spirituali - puntualizza Giovanni Zaninetta, direttore dell'hospice di Brescia - si sono uniti con l'obiettivo di dare un senso agli ultimi giorni di vita del malato, di alleviarne la sofferenza, di fare in modo che, assieme alla famiglia, il paziente possa percorrere l'ultimo tratto dell'esistenza il più umanamente possibile. È evidente come un discorso del genere sia lontano dalla medicina "tecnicistica" di gran voga in quegli anni. Ma nel corso del tempo, penso che la nostra sfida abbia pagato: abbiamo dimostrato che non stavamo facendo una proposta compassionevole e di ripiego. Che, anzi, stavamo proponendo un modello di assistenza integrato e di qualità. I tanti malati e le loro famiglie che abbiamo assistito e che continuiamo a curare ce lo testimoniano con le loro parole».
Non è un caso che la vicepresidenza del centro di ricerca europeo in cure palliative, con sede a Throndheim, in Svezia, sia italiana: il primario dell'Istituto nazionale dei tumori Augusto Caraceni. Il centro di ricerca si occupa di studi, incontri e conferenze con l'obiettivo di migliorare la qualità delle cure palliative.
Fonte: Avvenire
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