Il Senato approva all’unanimità il Ddl sulle cure palliative
Dopo la Camera, anche il Senato approva all’unanimità il disegno di legge sulle cure palliative. Ora manca solo un’ultima vidimazione e approvazione della Camera – poco più di una formalità - per concludere il travagliato iter legislativo di una legge che, anche a Palazzo Madama, non ha mancato di suscitare scontri politici. La commissione delegata dal Senato ha prodotto, dopo molto discutere, un testo più restrittivo rispetto a quello che ha ottenuto il via libera della Camera lo scorso 16 settembre. Molti gli emendamenti introdotti, anche se i principi cardine sembrano rimanere gli stessi.
Al centro del disegno di legge ci sono due elementi: una rete nazionale di centri per la terapia del dolore e una prescrizione più semplice di farmaci oppiacei. Per quanto riguarda il primo punto, la partita più delicata è stata vinta quando, durante la discussione alla Camera, si è ottenuto dal Governo un finanziamento di 50 milioni di euro l’anno più 100 milioni di start-up per avviare il progetto. Fino a quel momento, infatti, valeva il veto della Commissione bilancio, che aveva rilevato la mancanza di fondi sufficienti ad attuare la legge.
Sulla prescrizione facile dei farmaci oppiacei, invece, il Senato ha introdotto un’importante limitazione. Mentre nel testo approvato alla Camera la prescrizione era alla portata di qualsiasi medico, Palazzo Madama ha ritenuto invece opportuno legare questa possibilità alla cosiddetta «ricetta rossa», ovvero quella a disposizione dei camici bianchi operanti all’interno del Servizio sanitario nazionale. Gli effetti di questa modifica sono stati due: escludere i medici privati dalla prescrizione di oppiacei e far scattare le proteste di opposizione e associazioni dei malati.
Altro punto degno di nota introdotto da un emendamento presentato dai radicali del Pd – ma con le firme anche di alcuni esponenti della maggioranza - è l’abolizione del divieto di produzione in Italia di farmaci contenenti il principio attivo della cannabis. Infine, da annotare anche il riconoscimento del diritto del malato a scegliere il luogo di cura dove affrontare la malattia, lo stanziamento di fondi per la formazione di personale specializzato e l’istituzione di un osservatorio permanente.
In generale, comunque, si registra grande soddisfazione in tutti gli schieramenti per aver finalmente colmato un vuoto legislativo che da tempo pesava sulle spalle dei malati cronici e terminali italiani e sulle loro famiglie. «Il Governo – ha affermato il ministro della Salute Ferruccio Fazio - si impegna, in sede di Conferenza Stato-Regioni, a garantire la piena attuazione in tutte le Regioni nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. A promuovere, se necessario, la destinazione di risorse vincolate del Fondo sanitario nazionale e, infine, a fare in modo che la Relazione annuale alle Camere non sia un atto formale, ma una reale verifica dell'implementazione delle reti di cure palliative e terapia del dolore nel nostro Paese».
Anche le associazioni di medici e malati si dicono soddisfatti. «Si tratta di una legge che in questi mesi ha visto un articolato confronto tra le istituzioni, le società scientifiche e le associazioni che operano nell’ambito specifico delle cure palliative - si legge nel comunicato congiunto della Società italiana cure palliative e la Federazione cure palliative - Una legge che ci fa fare di certo un passo avanti nelle conquiste di civiltà necessarie per diventare una società che sa guardare in faccia al dolore e combatterlo. Auspichiamo ora una rapida approvazione della Camera per rendere finalmente operativa la legge».
Dall'Associazione Italiana per lo Studio del Dolore e dalla Fondazione Paolo Procacci giugne però anche un’invito a non dimenticare che il «problema dolore» non riguarda solo i pazienti terminali o oncologici. L’incidenza del dolore cronico non da cancro è infatti notevole: dai dati della letteratura risulta che in Italia la prevalenza di dolore cronico nella popolazione generale è del 26%, fra le più alte in Europa. «La legge sulle cure palliative e la terapia del dolore – fanno sapere le due assocaizioni - è un passo avanti e un segno di civiltà, ma molto resta ancora da fare per poter assicurare al paziente con dolore cronico precocità ed accuratezza della diagnosi e continuità assistenziale».
A cura della Redazione di Doloredoc
