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Home : Editoriali : Terapia del dolore

Piacenza e le cure palliative

Data aggiornamento: 23/07/2010

Piacenza e le cure palliativeDi cure palliative e terapia del dolore si fa ultimamente – e finalmente - un gran parlare.
L’approvazione della legge che regolamenta e promuove queste discipline mediche ha avuto l’effetto di moltiplicare l’informazione del pubblico e la formazione dei medici su questi aspetti.
Ma se si è arrivati a questo risultato, e alla sperimentazione oggi in corso in quattro regioni italiane di una rete di cure palliative, lo si deve anche a chi per anni ha lavorato sull’argomento accumulando esperienze cliniche ed organizzative. Come è accaduto nella ASL Piacenza, già da alcuni anni attiva con un progetto di formazione e una rete di cure palliative che collega ospedale e territorio.

«L’idea ci è venuta quattro anni fa, col progetto di un nuovo hospice da costruire – spiega il dottor Fabrizio Micheli, responsabile della terapia del dolore e cure palliative di Piacenza – Non volevamo che fosse una struttura isolata, ma che fosse il centro di una vera e propria rete; che potesse servire tutto il territorio grazie alla collaborazione tra specialisti e medici di famiglia». Ma, fin da subito, il cammino non si è rivelato semplice. «Avevamo problemi di fondi e di organizzazione – prosegue Micheli - Per quanto riguarda gli scarsi finanziamenti, abbiamo cercato di sfruttare al massimo quel che c’era, facendo capo il più possibile al nuovo centro in costruzione. Il problema dell’organizzazione della rete, però, si rivelò ancora più complesso da gestire».

Lavorare in equipe tra professionisti con esperienze e modelli organizzativi differenti, infatti, non risultò affatto facile. Nonostante si partisse dalle basi dell’organizzazione di assistenza domiciliare infermieristica già attiva sul territorio e dalla collaborazione tra medici di medicina generale nell’attivare forme di assistenza domiciliare avanzata (Adi di terzo livello), competenze ed esperienze erano spesso troppo diverse per instaurare un dialogo davvero efficace. La soluzione, fu individuata in un corso di formazione dalla struttura molto particolare.

«Abbiamo organizzato tre livelli – spiega Micheli - Un primo livello, definito come “di base”, con il coinvolgimento di tutti i medici di medicina generale. Un secondo livello, pensato per un numero più ristretto di professionisti, con l’obiettivo di formare personale di riferimento e di indirizzo organizzativo. E infine un terzo livello, destinato a coloro che avessero competenze specialistiche in cure palliative e riconosciuti compiti di coordinamento».

Da questa esperienza, nacque un gruppo di tredici medici di medicina generale, uno per ciascun nucleo di cure primarie, che si prestarono volontariamente alla partecipazione di un corso di 50 ore sulle cure palliative. «L’esperienza di studio e di aggiornamento pratico mi ha arricchito e reso più sicuro professionalmente – racconta il dottor Damiano Villani, medico di medicina generale partecipante al corso - Durante il corso mi è stato utile conoscere i modi di approccio di colleghi come anestesisti e oncologi. Ho trasferito le informazioni ricevute ai colleghi, medici di famiglia». «La parte teorica del corso – conferma il dott. Stefano Tizzoni - è stata sviluppata egregiamente con il coinvolgimento di diversi specialisti. Tutti noi ci siamo arricchiti di conoscenze nuove e recuperato vecchie nozioni».

Insomma, un’esperienza di successo, che ha attuato un vero «travaso di conoscenze», e che ora porterà i medici formati a coinvolgere, come referenti, gli altri colleghi sul territorio, in una rete efficace di contatti diretti. E, una volta coinvolti anche i medici di famiglia, la richiesta di formazione cresce. Tanto che il dottor Luigi Politi, anche lui partecipante al corso finale da 50 ore, richiede già da ora di «programmare da subito periodici incontri di aggiornamento e approfondimento, nell’interesse primario dei malati».

A cura della Redazione di Doloredoc

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