Newsletter

Iscriviti alla newsletter

(inserisci la tua e-mail)
Doloredoc ha ottenuto la prestigiosa certificazione HON Code!
Verifica qui!

Home : Editoriali : Terapia del dolore

La tecnica iontoforetica quotidianamente applicata in un ambulatorio di terapia del dolore in caso di lombosciatalgia
e coxartrosi

Data aggiornamento: 18/07/2008
A cura del Dott. Paolo Desio

Cenni storici

Si deve probabilmente a Veratti nel 1747 l’intuizione della reale possibilità di utilizzare la corrente elettrica per rendere possibile la penetrazione di sostanze attraverso la cute.
[Bibliografia 1]

La prima applicazione della corrente elettrica in campo medico fu effettuata da Alessandro Volta, che cercò di curare la sordità applicando elettrodi sul cranio.
[Bibliografia 2]

Nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento molti ricercatori, da Spallanzani a Faraday, da Leduc a Lapicque, usarono diversi tipi di corrente elettrica a scopo antalgico.
[Bibliografia 3]

Grazie agli studi iniziati da Leduc nel 1908 [Bibliografia 4], che dimostrò la semipermeabilità cutanea a soluzioni di sostanze farmacologicamente attive, veicolate da corrente elettrica, già da tempo è stata sviluppata la tecnica della ionoforesi che molti di noi conoscono.
In questa metodica si utilizzano spugnette inumidite con acqua, a cui si aggiunge il farmaco attivo, che risulta a bassa concentrazione perché diluito. Inoltre lo spazio esistente tra le spugnette e cute crea un’ulteriore modificazione della mobilità e del mantenimento delle caratteristiche chimico–fisiche del farmaco da veicolare. Ecco che quindi tale sistema è oggi largamente superato dalle tecnologie impiegate dalla iontoforesi, tramite la quale i farmaci contenuti in un apposito elettrodo serbatoio (reservoire da 5 ml), possono essere somministrati con il passaggio di corrente elettrica, secondo le due leggi della predittività cinetica. Oltre all’elettrodo serbatoio esiste un elettrodo indifferente che va posizionato non molto distante alla sede di lesione.
Gli apparecchi usati per questa metodica non invasiva sono: il Phoresor (G.R.D.B.) o il Miniphysioner mod. MP 18. A seconda del tipo di patologia che si vorrà trattare, la durata dell’applicazione sarà di 20 minuti ciascuna (10 minuti a polarità positiva e 10 minuti a polarità negativa). L’intensità di corrente sarà di 2 mA, che si dovrà raggiungere gradatamente, salendo di 1 mA per ogni secondo successivo, fino al raggiungimento del valore previsto (2 mA). Questo andamento graduale è necessario per evitare al paziente sensazioni di bruciore. Ogni ciclo terapeutico consta di 4 sedute.
Pertanto iontoforesi [Bibliografia 4] è il termine usato per definire il trasporto attivo di molecole ioniche nei tessuti mediante il passaggio di corrente elettrica attraverso una soluzione che contiene le molecole da somministrare.
[Bibliografia 5]

Importante conoscere le vie di assorbimento percutaneo per capire cosa avviene ad un farmaco applicato sulla cute.

Torna Su
Spedisci questa pagina ad un amico    Apri questa pagina in versione stampabile

ACCEDI
ai servizi riservati

E-mail

Password




Cerca nel sito

Ricerca Avanzata >>

Flash sul dolore

28/07/2010
Fede e terapia del dolore: stop agli equivoci
Per secoli, l’atteggiamento della Chiesa cattolica verso il dolore ha avuto contorni non ben definit...
1/6