| Data: |
09/03/2010 |
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Studio: «Terapie non convenzionali utili contro il dolore in un paziente su due» |
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Dettaglio
Terapie non tradizionali potrebbero alleviare il dolore nel 50% dei pazienti ospedalizzati. Lo sostiene uno studio – il primo nel suo genere – pubblicato dalla rivista Journal of patient safety. La ricerca ha coinvolto 1.837 pazienti affetti da varie patologie (dalla cardiologia all’ortopedia; dalla chirurgia all’oncologia) ospedalizzati tra il primo gennaio 2008 e il 30 giugno 2009. A questi è stato sottoposto un questionario per la valutazione numerica del dolore, prima e dopo il trattamento. Quest’ultimo includeva anche servizi non farmacologici: terapie psicofisiche, agopuntura, agopressione, massaggi, musicoterapia, aromaterapia e riflessologia.
L’analisi, intitolata «The impact of integrative medicine on pain management in a tertiary care hospital», si era prefissa lo scopo di identificare le migliori strategie per la gestione clinica del dolore. Questo partendo dall’assunto che essa continua ad essere una delle maggiori sfide delle strutture ospedaliere di tutto il mondo, e la gestione degli effetti collaterali degli strumenti analgesici, un problema spesso irrisolto. «Circa l’80% dei pazienti riporta un dolore da moderato a severo dopo un intervento chirurgico – spiega Gregory Plotnikoff, uno degli autori dello studio – Questo dimostra che esistono ancora molte difficoltà nel fornire un controllo del dolore, e nel contenere gli effetti negativi dei farmaci oppiacei, come depressione respiratoria, nausa, costipazione, insensibilità e cadute».
«Analisi precedenti avevano già indagato sul fatto che terapie integrate specifiche possano portare benefici in campo oncologico e chirurgico – sostiene Jeffery A. Dusek, anch’egli autore della ricerca – Tuttavia questo studio, basato su casi reali, dimostra che queste terapie possono efficacemente ridurre il dolore in più del 50% dei numerosi casi presi in considerazione. Inoltre, possono essere fornite clinicamente in tempo reale. Future ricerche si dovranno concentrare sulle dosi appropriate di intervento, sulla durata del sollievo, e nello sviluppare profili nei quali i pazienti siano più propensi a rispondere a terapie non farmacologiche. Sono certo che da queste investigazioni risulteranno esiti migliori per i pazienti e un risparmio di costi sanitari».
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09/03/2010 |
| Titolo: |
Palliative, evitato lo stop: Camera al voto in queste ore |
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Dettaglio
«Fino all'anno scorso l'Italia era il penultimo Paese UE in ambito di somministrazione di farmaci non oppiacei per la cura del dolore. Finalmente il nostro Paese si allinea con l'UE». Cosi il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha parlato all'Aula della Camera, che ha avviato l'esame della proposta di legge sulle cure palliative, già approvata in un testo unificato dalla Camera e modificata dal Senato. Una discussione che, stando alle voci di corridoio, era in serio pericolo, per via del forte scontro tra partiti in questo momento in atto sulla questione del decreto salvaliste. Ci si aspettava un’ostruzione totale dell’opposizione, che avrebbe fatto slittare questo ed altri provvedimenti. Invece, c’è stato il colpo di scena.
La maggioranza è invece stata battuta su un ordine del giorno sul rinvio dell'esame del dl enti locali. Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera spiega ai giornalisti quanto sta avvenendo a Montecitorio: «Abbiamo letto sui giornali in un concentrato di spregiudicatezza che il nostro ostruzionismo avrebbe ostacolato l'approvazione della legge sulle cure palliative che è una legge su cui abbiamo lavorato ed è una nostra iniziativa - ha detto Franceschini - perciò oggi abbiamo proposto in Aula di passare all'esame di quel provvedimento con l'impegno di approvarlo in poche ore fuori dalla linea di blocco che abbiamo deciso di attuare. Il governo è stato battuto in Aula di martedì mattina e grazie a questo voto la legge sulle cure palliative si voterà entro oggi».
L’approvazione della legge, il cui travagliatissimo iter sembrava doversi di nuovo arrestare a pochi metri dal traguardo, dovrebbe quindi arrivare in giornata. Il clima tra le parti sulla materia è positivo, come ha sottolineato anche il discorso introduttivo di Fazio, che ha parlato di «Un traguardo importante che migliora la qualità della vita di chi vive in condizione di sofferenza fisica e che sostiene le famiglie» e che ha voluto sottolineare il «positivo confronto e buon clima di collaborazione» nella costruzione della legge. «Di questo ringrazio l'opposizione, in particolare», ha concluso il ministro.
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| Data: |
09/03/2010 |
| Titolo: |
Palliative, evitato lo stop: Camera al voto in queste ore |
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Dettaglio
«Fino all'anno scorso l'Italia era il penultimo Paese UE in ambito di somministrazione di farmaci non oppiacei per la cura del dolore. Finalmente il nostro Paese si allinea con l'UE». Cosi il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha parlato all'Aula della Camera, che ha avviato l'esame della proposta di legge sulle cure palliative, già approvata in un testo unificato dalla Camera e modificata dal Senato. Una discussione che, stando alle voci di corridoio, era in serio pericolo, per via del forte scontro tra partiti in questo momento in atto sulla questione del decreto salvaliste. Ci si aspettava un’ostruzione totale dell’opposizione, che avrebbe fatto slittare questo ed altri provvedimenti. Invece, c’è stato il colpo di scena.
La maggioranza è invece stata battuta su un ordine del giorno sul rinvio dell'esame del dl enti locali. Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera spiega ai giornalisti quanto sta avvenendo a Montecitorio: «Abbiamo letto sui giornali in un concentrato di spregiudicatezza che il nostro ostruzionismo avrebbe ostacolato l'approvazione della legge sulle cure palliative che è una legge su cui abbiamo lavorato ed è una nostra iniziativa - ha detto Franceschini - perciò oggi abbiamo proposto in Aula di passare all'esame di quel provvedimento con l'impegno di approvarlo in poche ore fuori dalla linea di blocco che abbiamo deciso di attuare. Il governo è stato battuto in Aula di martedì mattina e grazie a questo voto la legge sulle cure palliative si voterà entro oggi».
L’approvazione della legge, il cui travagliatissimo iter sembrava doversi di nuovo arrestare a pochi metri dal traguardo, dovrebbe quindi arrivare in giornata. Il clima tra le parti sulla materia è positivo, come ha sottolineato anche il discorso introduttivo di Fazio, che ha parlato di «Un traguardo importante che migliora la qualità della vita di chi vive in condizione di sofferenza fisica e che sostiene le famiglie» e che ha voluto sottolineare il «positivo confronto e buon clima di collaborazione» nella costruzione della legge. «Di questo ringrazio l'opposizione, in particolare», ha concluso il ministro.
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| Data: |
09/03/2010 |
| Titolo: |
Dal Giappone arriva l’iniezione davvero indolore |
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Le iniezioni già oggi sono spesso definite «indolore», ma tutti noi sappiamo che davvero così non sono. La rottura dell’epidermide da parte dell’ago è comunque un fastidio che alcuni trovano – probabilmente per ragioni psicologiche più che propriamente fisiche – addirittura insopportabile. Ora Kanji Takada, un professore di farmacocinetica dell’università di Kyoto, promette di aver risolto i problemi di chi ha la fobia per gli aghi. Ha infatti messo a punto uno strumento per una somministrazione completamente – e realmente – indolore di farmaci e vaccini.
L’intuizione che ha guidato il lavoro di Takada è stata l’ipotesi che la causa del dolore derivato dall’iniezione fosse il risultato di una profonda penetrazione nella pelle del medicinale somministrato. Così, il professore ha messo a punto una specie di “gettone”, di 1,5 centimetri di diametro, con 300 minuscoli aghi. Questo strumento sarebbe in grado di somministrare il liquido appena sotto la superficie della pelle, senza penetrare nel derma o nell’epidermide, rendendo praticamente impercettibile l’operazione.
«Questo strumento può essere utilizzato per somministrare qualsiasi vaccino o medicinale a tutte quelle persone che hanno timore degli aghi – spiega Takada – La penetrazione, infatti, è di appena 0,5 millimetri: uno spessore che non è sufficiente a rompere nemmeno il secondo livello dell’epidermide. Inoltre, gli aghi sono costituiti di un materiale idro-solubile, e quindi si dissolvono quando entrano in pressione con gli strati superficiali della pelle».
Vari test hanno appurato che la nuova metodologia messa a punto dal professore giapponese non influisce sull’efficacia della vaccinazione. Takada spiega che il suo strumento potrebbe rivelarsi molto utile in ambito pediatrico e nell’aumentare la compliance dei pazienti, e sostiene che in due anni questo metodo potrebbe essere già largamente utilizzato negli ospedali del Paese del Sol levante.
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| Data: |
08/03/2010 |
| Titolo: |
In Italia quasi un paziente su tre soffre di dolore cronico |
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Quasi un terzo dei pazienti che si presentano in ambulatorio di fronte ad un medico di famiglia soffrono di dolore cronico. Lo rivela il rapporto «Il comportamento prescrittivo dei medici di medicina generale»: uno studio promosso dalla Società italiana di medicina generale (Simg) ed effettuato su 500 studi medici italiani, per un totale di 789.284 pazienti. Stando ai dati raccolti, sarebbe il 27% degli assistiti a soffrire di una malattia importante associata a dolore cronico. La patologia più comune è risultata essere l’artrosi (20,45%), seguono artrite reumatoide (0,85%) e tumori (6,07%).
«Il medico di famiglia – fa notare Claudio Cricelli, presidente Simg - è dunque il primo interlocutore per la cura del dolore: uno dei fattori più importanti che condizionano la qualità di vita delle persone». Secondo le rilevazioni, il 36,9% delle prescrizioni riguarda i Fans (farmaci anti-infiammatori non steroidei), il 9,5% analgesici oppiacei e il 3,9% il paracetamolo. I dati confermano però che ancora una volta che la percentuale di prescrizioni dei farmaci oppiacei nel trattamento del dolore è molto contenuta in Italia: fatto che pone il nostro Paese in ritardo rispetto al resto d’Europa.
L'Italia, infatti, si classificava ultima nel Continente per spesa pro capite destinata a questo tipo di medicinali, con un valore pari a 0,83 euro contro una media europea di 3,87 euro. La situazione, però sembra in miglioramento. Grazie anche alla nuova normativa che ne facilita la prescrizione, la percentuale di variazione dei consumi tra settembre 2009 e lo stesso periodo dell'anno precedente è salita del 16,4%.
«Le nuove norme appena introdotte – conclude Cricelli - favoriscono e facilitano la prescrizione dei farmaci oppioidi e permettono oggi di superare le antiche barriere burocratiche e ideologiche che ne impedivano la diffusione. Eppure, al fine di sfruttare queste nuove opportunità terapeutiche, è anzitutto necessario che il medico di medicina generale abbia la possibilità di seguire un adeguato percorso formativo sull'utilizzo di questi farmaci e le loro potenzialità».
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| Data: |
04/03/2010 |
| Titolo: |
Epidurale, in Italia accessibile solo nel 16% degli ospedali |
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Un parto senza dolore rimane un miraggio, almeno per molte donne italiane. Il diritto all’analgesia epidurale, pur se inserito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) fin dal 2008, è garantito solo dal 16% degli ospedali italiani. I dati provengono dal convegno «Il dolore al femminile – Partorire senza dolore», che ancora una volta ha restituito un’immagine di un Paese spaccato, con alcune regioni a fare da riferimento d’eccellenza e altra in cronico ritardo.
La cosa curiosa è che, secondo gli specialisti, questa tecnica che allevia il dolore nelle diverse fasi del parto è tecnicamente all’avanguardia in Italia, ma sono molto poche le strutture che possono garantirla in modo gratuito e continuativo. Dove ciò è possibile, in media il 90% delle partorienti ne fa richiesta. «Il nostro è il primo Paese europea ad aver introdotto la nuova tecnica Pieb - spiega il professor Giorgio Capogna, Presidente Comitato Scientifico per l’Anestesia Ostetrica, Società Europea di Anestesiologia – che permette alla donna di ottenere un effetto di analgesia costante e di personalizzare la somministrazione dell’analgesico. Vengono così evitati anche i brevi momenti di dolore che possono insorgere con la tecnica epidurale tradizionale».
Gli esempi di eccellenza non mancano anche sotto l’aspetto gestionale. La Lombardia, per esempio, stanzia cinque milioni di euro all’anno (distribuiti a tutti i punti nascita mediante integrazione del DRG del parto vaginale) al fine di promuovere l’analgesia in travaglio, aumentandone di fatto le richieste dall’8% del 2005 al 16% del 2007. Bene anche Veneto e Emilia Romagna, male invece al Sud, dove in alcune aree il ricorso all’epidurale è quasi inesistente.
«Abbiamo sviluppato il progetto “Ospedale donna” – sottolinea la presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (Onda) Francesca Merzagora – che prevede la ricerca delle strutture ospedaliere a misura di donna. Onda assegna uno, due o tre bollini rosa ai centri di cura che mostrino un particolare interesse alla salute femminile. Dallo scorso anno un requisito fondamentale per l’ottenimento di tre bollini è proprio la presenza del parto in analgesia epidurale come possibilità offerta gratuitamente alle donne. L’elenco di questi ospedali viene poi pubblicato in una nostra guida».
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| Data: |
04/03/2010 |
| Titolo: |
Psicoterapia di gruppo efficace e più economica contro il mal di schiena |
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Fisioterapia, agopuntura, ginnastica posturale, massaggi, manipolazioni della colonna vertebrale… I rimedi contro uno dei dolori più diffusi nella civiltà occidentale, il mal di schiena lombare, sono oramai numerosissimi. Ma ne esisterebbe uno, apparentemente insolito, che premetterebbe di raggiungere gli stessi benefici ma ad un minor costo, sia per l’individuo sia per la società. É la terapia cognitivo-comportamentale di gruppo. A provarne l’efficacia è stata una ricerca di Sarah Lamb, dell'Università di Warwick, in Gran Bretagna, e pubblicata sulla rivista Lancet.
Lo studio ha preso in esame 701 persone con mal di schiena acuto e cronico, coinvolgendone solo la metà in un ciclo di terapia cognitivo-comportamentale. L’obiettivo di quest’attività era quello di interrompere un tipico circolo vizioso che caratterizza chi è afflitto da mal di schiena: per non soffrire di fitte dolorose, si fa meno movimento possibile, escludendo l’attività fisica e quindi irrigidendo ulteriormente i muscoli e peggiorando la patologia. Si è così dimostrato di poter ottenere in quattro mesi di terapia di gruppo benefici paragonabili a quelli che si possono conseguire con altre, più tradizionali, linee di intervento.
«Il mal di schiena non è però un problema psicologico - ha tenuto a sottolineare Zara Hansen, psicoterapista e co-autrice dello studio – É un problema fisico a tutti gli effetti, ma una terapia di gruppo mirata a cambiare atteggiamenti e comportamenti del paziente funziona».
Il dolore lombare, sempre più diffuso perchè figlio degli stili di vita attuali, è una delle sei principali voci di costo per il sistema sanitario e, tenendo conto della sua diffusione, è anche la terza malattia più invalidante nei Paesi occidentali. Il grande vantaggio della terapia cognitivo-comportamentale è che sembra essere costo-efficace, cioè consente risparmi consistenti se paragonata con altre linee di intervento.
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| Data: |
23/02/2010 |
| Titolo: |
Studio denuncia: «In Europa violato il diritto di sollievo per i malati di cancro» |
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Nel nostro continente molti pazienti oncologici ancora vedono negato il loro diritto ad un adeguato sollievo farmacologico dal dolore. É la pesante denuncia che appare in uno studio coordinato dalla European society for medical oncology e dalla European association for palliative care, e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology. Responsabile di quella che è stata definita una «Violazione dei diritti umani» in Europa sarebbe l’eccesso di burocrazia e talora la mancanza di un chiaro impianto legislativo.
«Esiste un imperativo etico e di salute pubblica nel provvedere, urgentemente e vigorosamente, a far sì che questi impedimenti vengano meno» hanno tuonato gli autori dello studio: un rapporto congiunto sulla reperibilità e l’accessibilità di farmaci oppiacei in ben 41 Stati europei. Dalle ricerche è risultato che i Paesi in cui le cure palliative non sono assicurate in modo adeguato sono Lituania, Tagikistan, Bielorussia, Albania, Georgia e Ucraina. Bene l'Italia, nonostante nel nostro Paese si registrino troppe lungaggini burocratiche che rallentano l'accessibilità ai farmaci e vi sia un grave problema di reperibilità di oppiacei in condizioni di emergenza.
Lo studio, coordinato da Lukas Radbruch dell'Università tedesca di Aachenm, ha valutato per ogni Paese la lista degli oppiacei ammessi nel trattamento del dolore severo, il costo dei farmaci per i pazienti, la presenza e la ristrettezza delle normative collegate, oltre alla velocità di reperibilità per malati bisognosi di cure urgenti.
«Gli oppiacei - scrivono gli autori del lavoro - dovrebbero essere disponibili per il paziente oncologico sia in ospedale sia a livello territoriale e ai medici dovrebbe essere permesso di prescrivere oppiacei secondo la necessità del singolo paziente e non secondo dosi prestabilite che non tengono conto dei reali bisogni del malato». Molti paesi dell'Est Europa, spiegano gli autori «Non mettono a disposizione dei pazienti oncologici un numero adeguato di farmaci contro il dolore, non rispettando nè la lista dell'Oms dei farmaci il cui uso dovrebbe essere consentito, nè tanto meno la lista più estesa redatta dall'International association for hospice and palliative care».
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| Data: |
23/02/2010 |
| Titolo: |
Terapie cognitive comportamentali efficaci contro l’insonnia da dolore |
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Dettaglio
Le terapie cognitive comportamentali potrebbero rappresentare una soluzione efficace per dare un poco di riposo – e quindi di sollievo – ai pazienti con dolore cronico alla schiena o al collo, riuscendo peraltro anche a diminuire l’impatto negativo della sintomatologia dolorosa sulla vita quotidiana. Lo sostiene uno studio dell’università di Rochester, e pubblicata sulla rivista Sleep Medicine, che ha registrato gli effetti di un attento e guidato approccio al sonno in pazienti che soffrivano di insonnia in conseguenza di un dolore cronico.
Ricercatori statunitensi hanno dimostrato che un intervento comportamentale può essere una valida alternativa all’assunzione di sonniferi per quelle persone già sotto trattamento farmacologico per dolore cronico alla schiena. Per arrivare a questi risultati, lo studio ha osservato i risultati ottenuti su 28 pazienti nei sei mesi successivi a una terapia di otto settimane che comprendeva restrizioni del sonno, controllo degli stimoli, igiene durante le ore di riposo, e uno studio sulle ricadute psicologiche negative della mancanza di sonno dovuta all’insonnia.
«Questa terapia ha dimostrato di avere un notevole impatto nella vita quotidiana dei pazienti coinvolti nello studio – ha affermato Carla R. Jungquist, prima autrice dello studio – Abbiamo notato ottimi effetti di trattamento quando la terapia è stata fornita e curata da un’infermiera esperta, e questo ci ha portato a concludere che la formazione di personale in questo senso può tramutarsi in un più efficace impatto sulla degenza e sulla qualità di vita dei pazienti. Questo metodo è efficace tanto quanto quello farmacologico per la cura dell’insonnia, e in alcuni casi anche migliore, con inoltre l’indiscutibile vantaggio di eliminare tutti gli effetti collaterali dovuti ai farmaci e alla loro interazione».
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| Data: |
23/02/2010 |
| Titolo: |
Nel dl sulle cure palliative una capitolo dedicato all’infanzia |
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Una rete assistenziale domiciliare pediatrica, con accesso alla terapia del dolore, per i bambini inguaribili. Questo uno degli obiettivi, che sulla carta sembra aver trovato piena adesione nel mondo politico, del ddl 1171 su cure palliative e terapia del dolore, attualmente in terza lettura alla Camera. L’Italia «Sarà così il primo Paese in Europa a sancire la specificita’ pediatrica nell’ambito delle cure palliative e della terapia del dolore», ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
La legge dovrebbe essere approvata entro l'anno, e costituirà una svolta nell'ambito della cultura dell'assistenza per i circa 12mila bimbi che, in Italia, soffrono di malattie inguaribili, con circa mille decessi l’anno. Obiettivo della legge è soprattutto l’assistenza domiciliare, che contribuirebbe non poco sia a migliorare la qualità di vita dei piccoli pazienti, sia ad abbattere i costi sanitari collegati alla loro degenza in una struttura pubblica.
Oggi il 60% (con punte del 90% in alcune regioni) dei bambini e dei ragazzi affetti da malattie inguaribili resta infatti ricoverato in ospedale. La spesa complessiva per i ricoveri è pari a 650 milioni l'anno. Poter somministrare le cure a casa permetterebbe di evitare 1,6 milioni di giorni di ricovero in ospedale ogni anno e 580.000 giorni nei reparti di terapia intensiva, per un risparmio stimato in circa 90 milioni l'anno.
«Grande impegno è stato speso dal ministero della Salute su questo disegno di legge che permetterà al nostro Paese di dar prova di grande impegno civile - ha rilevato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio – Sono convinto di quanto sia fondamentale riconoscere ai bambini inguaribili un ambito specifico di intervento. Spero che le Regioni si impegnino nella fase di attuazione delle norme presenti in questo disegno di legge».
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| Data: |
18/02/2010 |
| Titolo: |
Dolore neuropatico, uno studio italiano scopre molecole per la cura |
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Nuove molecole potrebbero far compiere un grande passo in avanti alle cure per il dolore neuropatico. Lo rivela una ricerca dell'università di Camerino e pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry. Una speranza in più per le moltissime persone che oggi soffrono di dolori acuti o cronici di solito tipici di stati post-traumatici, post-erpetici, diabetici, carcinomatosi, da artrite reumatoide: dolori che oggi sono tra i più difficili da trattare.
Le molecole oggetto della ricerca del gruppo coordinato dal professor Mario Grifantini della facoltà di Farmacia, se somministrate a basse dosi, sembrano in grado di eliminare i sintomi del dolore neuropatico. Ciò accadrebbe grazie ad un meccanismo che si basa sul legame delle sostanze ad un particolare tipo di recettore dell'adenosina, costituito da una proteina inserita nella membrana delle cellule neuronali coinvolte nella trasmissione del dolore.
Il dolore neuropatico è causato dall’invio, da parte delle fibre nervose a livello del sistema nervoso centrale, di segnali errati di dolore. Questa disfunzione dell'attività neurologica provoca, quindi, sensazioni dolorose anche in assenza di un danno reale. L'uso di farmaci anti-infiammatori ed analgesici risulta spesso di scarsa efficacia per cui per molti pazienti si ricorre agli oppiacei, il cui uso comporta però rilevanti effetti collaterali.
La pubblicazione italiana è stata selezionata da Science-Business Exchange (SciBX) - del gruppo editoriale della rivista Nature - al fine di diffondere i risultati della ricerca nella comunità scientifica internazionale.
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| Data: |
18/02/2010 |
| Titolo: |
Emicranie, il botulino ne diminuisce la frequenza |
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Dettaglio
Il botulino fino ad oggi si è conquistato la sua fama grazie alla chirurgia estetica, ma da qui in avanti potrebbe anche essere efficace nella riduzione della frequenza delle emicranie il cui dolore può essere descritto come «a morsa» o «oculare». Lo sostiene uno studio apparso sulla rivista Archives of dermatology, in cui dei ricercatori californiani coinvolti in trial clinici sul botulino di tipo A per il trattamento facciale hanno registrato una correlazione tra le iniezioni e l’alleviamento dei sintomi delle emicranie.
Lo studio ha coinvolto 18 pazienti (età media 50.9 anni) che avevano già ricevuto o stavano pensando di sottoporsi ad un trattamento con iniezioni di botulino per ragioni estetiche, ma che inoltre riferivano di soffrire di emicranie. A tre mesi dal trattamento, 13 pazienti riferivano una diminuzione fino a quasi la completa scomparsa del dolore cranico. Interessante è stato poi notare che i restanti cinque pazienti che avevano tratto solo un limitato giovamento dal botulino descrivevano tutti lo stesso tipo di emicrania, ovvero «a esplosione», come se il cervello stesse spingendo contro le pareti del cranio. Tra tutti i partecipanti che avevano risposto al trattamento, invece, la frequenza dell’emicrania è stata ridotta drasticamente da una media di 6,8 giorni al mese ad una di 0,7.
«Il botulino produce la paralisi di alcuni muscoli – hanno spiegato gli autori - ma questa proprietà non sembra poter spiegare, da sola, la prevenzione dell’emicrania. Potrebbe invece avere un ruolo nel blocco dei segnali dolorosi inviati a recettori cellulari, riducendo l’infiammazione. I risultati finora raccolti sono promettenti, e se più ampi trial li confermeranno, si potrebbe cominciare a considerare il botulino come una soluzione non solo alle esigenze estetiche ma anche contro l’emicrania».
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| Data: |
18/02/2010 |
| Titolo: |
Dolore al petto, sempre più comune e sottovalutato |
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Meno della metà delle persone che accusano un dolore al petto «non specifico» riescono a trovare sollievo dai trattamenti medici. Lo sottolinea un rapporto della rivista Archives of internal medicine, che fa notare inoltre come un decimo dei pazienti con dolore al petto persistente venga sottoposti a test diagnostici potenzialmente inutili.
Secondo le informazioni contenute nell’articolo, più della metà dei pazienti con dolore al petto non accusa una malattia cardiaca sottostante, mentre altri presentano condizioni mediche ben stabilizzate (come infezioni alle vie respiratorie) eppure non si riescono a trovare cause fisiopatologiche al dolore. Una condizione, peraltro, piuttosto comune, dal momento che lo stesso articolo definisce il dolore al petto non definito «un fenomeno frequente nel pronto soccorso».
Ricercatori tedeschi dell’università di Marburg, guidati da Julia Anna Glombiewski, hanno studiato 807 pazienti di è età media attorno ai 57 anni che accusavano questi «misteriosi» dolori. I pazienti sono stati contattati a distanza di sei settimane e poi di sei mesi dai primi test che avevano eseguito in 74 strutture di pronto soccorso tra il 2005 e il 2006.
Tra i 755 che avevano fornito informazioni a sei mesi dall’insorgenza, più della metà (419: il 55,5%) accusava ancora dolore, mentre il 10,7% di loro era stato sottoposto a procedure mediche non necessarie o inappropriate, come due o tre visite dal cardiologo o più di due valutazioni cardiache diagnostiche. Tra le persone che invece si erano rimesse, il tasso di «esami inutili» scendeva al 7%. Ma a sorprendere di più i ricercatori sembra essere stato ilf atto che solo il 2% di tutto il campione è stato inviato a uno specialista della salute mentale.
«Questo risultato è sorprendente – sottolinea Glombiewski - in quanto è noto da tempo il contributo dei fattori psicologici nell’insorgenza del dolore cronico, e inoltre in Germania le consultazioni psicologiche sono coperte nei costi dal sistema sanitario. In generale, nonostante molti dei pazienti mostrassero segni di instabilità psicologica, i medici e gli specialisti si sono dimostrati riluttanti a coinvolgere colleghi psicologi».
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