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04/05/2012 |
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Il ministero della Salute elogia il sistema delle cure palliative |
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Il ministro della Salute Renato Balduzzi tesse le lodi del sistema di cure palliative del nostro paese. Punto di orgoglio per un sistema sanitario che ancora ha molta buona tenuta e riesce così anche a guardare in prospettiva. Il report ministeriale, stilato dopo due anni dall'approvazione della legge 38, ha messo in luce i molti progressi che ancora bisogna fare, soprattutto al Sud, per arrivare alla piena attuazione della legge. Il modello delle cure palliative è comunque in crescita e può insegnare qualcosa anche al resto della sanità italiana.
«L’eccellenza delle cure palliative - spiega Micaela Lorusso, responsabile dell'ufficio formazione della casa di cura "Domus Salutis" di Brescia, sede del primo hospice italiano - si declina nella possibilità di veder riconosciuta da un sistema organizzativo la dignità della persona sofferente quale elemento cardine da promuovere, tutelare e sostenere. Il fatto di poter contemplare nelle declinazioni delle attività clinico-assistenziali aspetti quali la relazione di accompagnamento o l'ascolto e l'accoglienza del bisogno spirituale senza che il tutto debba necessariamente essere ricondotto a una capitalizzazione o a un elemento del budget. La centralità e la promozione dell'équipe quale orizzonte ottimale dell'organizzazione del lavoro».
«Medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi e assistenti spirituali - puntualizza Giovanni Zaninetta, direttore dell'hospice di Brescia - si sono uniti con l'obiettivo di dare un senso agli ultimi giorni di vita del malato, di alleviarne la sofferenza, di fare in modo che, assieme alla famiglia, il paziente possa percorrere l'ultimo tratto dell'esistenza il più umanamente possibile. È evidente come un discorso del genere sia lontano dalla medicina "tecnicistica" di gran voga in quegli anni. Ma nel corso del tempo, penso che la nostra sfida abbia pagato: abbiamo dimostrato che non stavamo facendo una proposta compassionevole e di ripiego. Che, anzi, stavamo proponendo un modello di assistenza integrato e di qualità. I tanti malati e le loro famiglie che abbiamo assistito e che continuiamo a curare ce lo testimoniano con le loro parole».
Non è un caso che la vicepresidenza del centro di ricerca europeo in cure palliative, con sede a Throndheim, in Svezia, sia italiana: il primario dell'Istituto nazionale dei tumori Augusto Caraceni. Il centro di ricerca si occupa di studi, incontri e conferenze con l'obiettivo di migliorare la qualità delle cure palliative.
Fonte: Avvenire
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04/05/2012 |
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La cannabis per alleviare il dolore |
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Una piccola rivoluzione nel campo della terapia del dolore arriva dalla Toscana, dove, da ieri, grazie alla nuova legge approvata dal consiglio regionale, i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore non sono più a carico del paziente. E' la prima Regione d'Italia ad aver compiuto questo passo, non senza polemiche. I farmaci a base di cannabinoidi sono indicati come ausilio terapeutico nella cura di sclerosi multipla, depressione, glaucoma e nei trattamenti palliativi per i malati oncologici.
Un decreto dell'ex ministro Livia Turco autorizzava l'utilizzo dei principi attivi della cannabis nella terapia farmacologica, ma con complesse procedure burocratiche e tempi di attesa interminabili. Adesso invece, almeno in Toscana, ospedali, Asl e cliniche convenzionate si attivano perché i pazienti possano accedere a questi preparati senza dover aspettare. I trattamenti possono essere usati dai pazienti anche a casa.
Anche la Puglia è sensibile alla questione: dall'ottobre del 2011 l'ospedale di Casarano, in provincia di Lecce, somministra, in via sperimentale e gratuita, cannabis terapeutica per curare la sclerosi multipla.
I benefici dell’uso di cannabis nella terapia del dolore sono comprovati: «Gli studi mostrano come nel caso di malattie legate ai muscoli, come ad esempio la distrofia – continua Brogi – l’uso di medicine a base di cannabinoidi sono in grado di dimezzare l’uso di morfina».
Fonti:
- Corriere della Sera
- La Stampa
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| Data: |
04/05/2012 |
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Nuove linee guida USA sulla prevenzione dell'emicrania episodica |
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La rivista scientifica Neurology pubblica due nuove linee guida per la cura e la prevenzione dell’emicrania episodica, una scritta dall’American Academy of Neurology (AAN) e l’altra dall’American Headache Society (AHS). Era da dodici anni che non venivano aggiornate linee guida su questo argomento.
L’ANN ha stilato una lista di sette farmaci che hanno dimostrato di essere efficaci per prevenire gli attacchi di emicrania episodica e sei farmaci che sono probabilmente utili. Ci sono poi alcuni prodotti da banco (OTC), compresi integratori a base di erbe, di efficacia provata o probabile, perché hanno dimostrato un vantaggio significativo in almeno due studi randomizzati di alta qualità.
Nessun FANS si è dimostrato di provata efficacia con raccomandazione di livello A. Alcuni prodotti da banco probabilmente efficaci comprendono il magnesio, la riboflavina, l’istamina, e l’estratto preparato in CO2 di tanaceto detto MIG99m. Altri sei farmaci su prescrizione, tra cui antidepressivi, beta-bloccanti e triptani sono stati classificati come "probabilmente efficaci" sulla base di un trial di alta qualità o due di qualità moderata.
Le linee guida incoraggiano un maggior uso di trattamenti preventivi nei pazienti emicranici perché riducono il numero degli attacchi. Troppo spesso, ha commentato l’esperto, i farmaci di profilassi non vengono raccomandati ai pazienti che potrebbero beneficiarne oppure se ne danno dosi troppo basse per essere efficaci o, ancora, si prescrivono farmaci che non funzionano.
Non si parla dell'utilizzo del Botox o di altri farmaci a base di tossina botulinica per l'emicrania, perché questi agenti sono già stati giudicati "probabilmente inefficaci" in una review del 2008. Nel frattempo, il botox è stato approvato per la prevenzione dell'emicrania cronica e l'AAN ha fatto sapere che si stanno sviluppando nuove linee guida su questo tema.
Fonte: www.pharmastar.it
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| Data: |
20/04/2012 |
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La Rete di terapia del dolore: dalla teoria alla prassi |
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A due anni dall’emanazione della Legge n. 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, si riflettere sui percorsi intrapresi per la realizzazione della rete di assistenza nelle due tematiche. Un’indagine europea evidenzia come l’Italia, ultima nella prescrizione dei farmaci oppioidi, è il paese che ha la maggior prevalenza di dolore severo (dati Pain in Europe 2004). Nonostante le campagne di formazione e divulgazione attuate in questi anni, il dolore non trattato colpisce ancora il 40-50% dei ricoverati, che lamentano un dolore d’intensità da moderato a forte.
«Se si vuole che davvero il dolore sia trattato – scrive il prof. William Raffaeli, presidente Fondazione Isal - direttore Centro specialistico terapia del dolore di Rimini - si deve iniziare a riconoscerlo, dargli voce e dargli identità, ma innanzitutto dargli un valore quale intensità. All'interno della cartella clinica, nelle sezioni medica e infermieristica, in uso presso tutte le strutture sanitarie, devono essere riportati le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione nel corso del ricovero, nonché la tecnica antalgica e i farmaci utilizzati, i relativi dosaggi e il risultato antalgico conseguito. La cura del dolore inizia quindi nelle corsie e al domicilio, divenendo un’azione capillare e di tutti».
«Poche sono a tutt’oggi le regioni che si sono dotate di un coordinamento regionale con un atto deliberato, tra cui il Piemonte, la Sicilia, il Veneto, la Liguria e il Lazio – spiega Marco Spizzichino, direttore ufficio XI Cure Palliative e Terapia del Dolore del ministero della Salute - molte però si sono mosse verso questa direzione con la costituzione di gruppi di lavoro o organismi dedicati alle due aree tematiche».
«Curare adeguatamente il dolore – scrive il prof. Guido Fanelli, presidente della commissione Cure Palliative e Terapia del Dolore del ministero della Salute - è un dovere per ogni medico; non subirlo è un diritto di ogni paziente: la Legge 38 del marzo 2010 tutela gli italiani, puntando a garantire un equo accesso alle cure e a trattamenti più appropriati. Oggi, a due anni dal varo del provvedimento, il bilancio è incoraggiante. La commissione tecnica della Conferenza Stato-Regioni ha di recente espresso parere sostanzialmente positivo sul documento con i requisiti minimi di accreditamento delle due reti territoriali; il ministro Balduzzi ha apprezzato il lavoro svolto finora, spronandoci a proseguire in questa direzione con rinnovata determinazione, per raggiungere risultati sempre più concreti».
Fonte: http://www.pharmastar.it
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20/04/2012 |
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Terapia del dolore, la maggior parte dei pazienti è donna |
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Il 26% della popolazione italiana, quasi 15 milioni di persone, soffre di dolore moderato-severo e più del 60% di questi pazienti è donna. «Occorre concentrarsi di più sulla medicina di genere - spiega Antonio Gatti, responsabile dell’hub di Medicina del dolore del Policlinico Tor Vergata di Roma – C’è un grande lavoro da fare con i medici di medicina generale e con i farmacisti per fare un’informazione corretta, per esempio, sulla possibilità di prescrivere oppiacei, bisogna evitare che il dolore si cronicizzi».
La maggioranza dei pazienti dell’hub di Medicina del dolore non sono oncologici e la loro lista d’attesa è di circa 30 giorni. A livello nazionale sono 15 milioni le persone con patologie dolorose e 270-280 mila malati oncologici. Quindi, numericamente parlando, la terapia del dolore interessa soprattutto i malati non oncologici.
L’associazione Vivere senza dolore promuove la campagna Hub2Hub per sensibilizzare pazienti e medici sui contenuti della legge 38, sulla terapia del dolore. L’Hub del Policlinico Tor Vergata, nel 2011, ha erogato 22.700 prestazioni, di cui 5mila visite. Dai dati di una campagna d’informazione realizzata a Tor Vergata lo scorso anno, è emerso che per l’89% degli intervistati il dolore pesa sulla vita di tutti i giorni e a soffrirne sono soprattutto le donne, il 56,9% del campione.
Fonte: www.online-news.it
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20/04/2012 |
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In Italia si esagera con l’uso dei FANS |
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Nel nostro paese si vendono ogni anno circa 80 milioni di confezioni di farmaci antinfiammatori, a base di principi attivi come il diclofenac, il nimesulide e l'ibuprofene. Questi antinfiammatori si possono acquistare senza prescrizione del medico, ma le interazioni con altri farmaci fanno rischiare effetti collaterali anche importanti. «Di fronte ai farmaci da acquistare senza ricetta molti hanno la percezione che ci siano meno rischi - spiega Alessandro Nobili, istituto Mario Negri di Milano - Non è sempre vero, soprattutto quando servono a persone che a causa di malattie croniche assumono già altri medicinali. Un antinfiammatorio per il mal di schiena, per esempio, può avere interazioni con prodotti che servono a curare problemi cardiovascolari o di pressione. Si pensa di avere a che fare con prodotti più maneggevoli, ma non è vero».
«Nel nostro paese c'è un abuso dei FANS a causa di una tendenza all'automedicazione e dell'idea diffusa tra molti medici che non facciano male, invece possono portare a complicanze gastriche e a ulcere. Sbagliando si usano anche per trattare il dolore cronico», spiega Paolo Cherubino, primario e ordinario di ortopedia a Varese e vicepresidente della Società italiana di traumatologia e ortopedia.
La Società di traumatologia e ortopedia e la Società dei geriatri sono impegnate, insieme a Grünenthal, in incontri e corsi di formazione per promuovere un utilizzo sempre maggiore dei farmaci oppioidi, che riducono il dolore agendo direttamente sul sistema nervoso, centrale e periferico. Si tratta di medicinali che non sono utili solo per malati oncologici e terminali, è uno dei messaggi che si vuole lanciare.«Noi ci battiamo perché nel nostro Paese nasca una vera cultura della lotta al dolore. I pazienti hanno diritto a non soffrire e questi prodotti sono un'arma in più», conclude Cherubino.
Fonte: La Repubblica, pag. 41.
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16/04/2012 |
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SIGG e Siot: al via le campagne di formazione per geriatri e ortopedici |
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La Società di Gerontologia e Geriatria, SIGG, e la Società di ortopedia e traumatologia, Siot, lanciano questa settimana due campagne di formazione sul dolore. Geriatri e ortopedici hanno a che fare quotidianamente con il dolore dei loro pazienti e sentono forte l’esigenza di aggiornarsi sulle nuove terapie a disposizione. I due programmi didattici, resi possibili dal contributo di Grünenthal Italia, sono inseriti nei rispettivi percorsi ECM. Per una distribuzione più capillare delle informazioni, sono stati formati 25 geriatri e 25 ortopedici, che a loro volta saranno docenti nei diversi cicli di lezioni in programma su tutto il territorio nazionale.
Il corso per i geriatri, chiamato COME, inizierà a fine maggio, ha nel suo board scientifico i professori Giuseppe Paolisso, Giovanni Gambassi, Raffaele Antonelli Incalzi e Massimo Fini e sarà presentato a 500 geriatri di 13 città. Focus del corso è la Comunicazione Efficace:
«Il focus sulla comunicazione – spiega Giuseppe Paolisso, presidente della SIGG – metterà in risalto l’importanza del dialogo efficace tra medico e paziente: spesso l’anziano sottostima il dolore, non lo comunica adeguatamente. A volte invece è il medico a non affrontare adeguatamente il dolore del suo paziente perché si concentra su altri aspetti, trascurando di esaminare l’impatto che può avere il dolore sulle condizioni generali del paziente geriatrico, aggravando soprattutto le difficoltà motorie. Il miglioramento della comunicazione sul dolore può aiutare a contrastare il problema, incidendo sulla qualità della vita del paziente e cooperando a risolvere altre problematiche che, pur collegate al dolore, non sono affrontate nella corretta dimensione. Tra queste, ad esempio, la sostenibilità della terapia: un dolore più sopportabile contribuirà all’aumento della compliance da parte del paziente, specie all’interno dell’orizzonte polipatologico tipico degli anziani; e con l’aumento della compliance terapeutica, potremo ottenere una riduzione dei tempi di degenza e di cura in genere, col conseguente abbattimento dei costi di ricovero e di farmacoterapia».
Il percorso formativo dedicato agli ortopedici si intitola GESTO, è stato inaugurato il 30 marzo 2012, con una sessione di due giorni dedicata alla preparazione dei docenti, a cui seguiranno le lezioni sul territorio a partire dal mese di aprile. Il corso è incentrato sulla gestione del trattamento del dolore cronico in ortopedia, per dare agli ortopedici un quadro completo della terapia farmacologica del dolore cronico con oppiacei, fondamentali per il controllo del dolore cronico moderato-grave, richiamando l’attenzione sulle recenti innovazioni terapeutiche.
«L’ortopedico – spiega il professor Paolo Cherubino, vicepresidente della Siot, direttore Clinica Ortopedica e Traumatologica università di Varese – ha nel suo armamentario tecnico tutti gli elementi per fare una diagnosi orientata alla scelta del più adeguato trattamento contro il dolore: in questo senso ha una funzione assolutamente insostituibile. La diffusione di questa convinzione tra gli specialisti ortopedici rappresenta un obiettivo, anzitutto culturale, che doverosamente stiamo cercando di conseguire. L’auspicio è di coinvolgere, direttamente o indirettamente, la maggior parte dei chirurghi ortopedici italiani. E’ un programma ambizioso nel quale Grünenthal sta giocando un ruolo chiave, mostrando tra l’altro grande apertura mentale nel sostenere quest’iniziativa senza interferenze. E’ una partnership imprescindibile specialmente in questo momento, poiché la situazione dei fondi pubblici non avrebbe reso possibile l’attuazione di un simile programma».
Al valore formativo del Progetto GESTO si riferisce anche il dottor Roberto Viganò, direttore della Struttura complessa di chirurgia dell'artrite reumatoide dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano: «Pur essendo il dolore cronico uno dei principali motivi di consultazione medico-specialistica per i pazienti affetti da patologie ortopediche, il suo trattamento non sempre ha avuto un corretto approccio. Le cause di ciò sono molteplici, ma tra le principali va senz’altro annoverata un’eccessiva fiducia nelle proprietà terapeutiche e nella maneggevolezza dei Fans».
GESTO coinvolge un migliaio gli ortopedici di 13 città ed è stato organizzato con la collaborazione scientifica del professor Cherubino, in collaborazione con il professor Guido Fanelli, affiancati dal dottor Roberto Viganò, dal professor Diego Fornasari e dalla professoressa Patrizia Romualdi.
I due progetti mettono in discussione il vizio culturale che induce a trattare il dolore cronico con un improprio utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). E’ noto che i FANS danno maggior rischio di sanguinamento e complicanze gastrointestinali e renali, effetti tanto maggiori nei pazienti anziani. Gli oppiacei sono l’alternativa al trattamento con i FANS e costituiscono la prima scelta nel trattamento del dolore cronico.
Fonte: http://www.salus.it
COMUNICATI STAMPA
Dolore, parte da Varese la campagna di formazione ‘Gesto’:
attraverserà l’Italia per diffondere tra gli ortopedici
la cultura del diritto a non soffrire
Dolore, a Milano la campagna di formazione ‘Gesto’:
attraverso l’Italia per diffondere tra gli ortopedici
la cultura del diritto a non soffrire
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05/04/2012 |
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Il governo della salute
Cura del cancro, nelle terapie anche la speranza |
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Le cure palliative aiutano i malati di cancro in fase avanzata e mirano prevalentemente al controllo dei sintomi tra i quali, in particolare, il dolore e la denutrizione, con risvolti importanti nella sfera psicologica e sociale dei pazienti. Il fine di queste cure è quello di garantire loro la migliore qualità di vita possibile. Le cure palliative alimentare la speranza e forniscono al medico uno strumento d’aiuto al paziente nel recupero delle proprie energie.
«Migliorare la qualità di vita di questi pazienti – scrive Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Health Research Organisation di Philadelphia e presidente del comitato scientifico della Human Health Onlus di Spoleto - significa garantire la loro dignità di malati terminali e offrire loro una speranza che, lungi dall’essere prospettata come irrazionale e illusoria promessa, aiuta le persone ad adattarsi alla malattia, ad affrontare lo stress e a vivere meglio. In tal senso, molteplici studi hanno mostrato che questo tipo di terapie riduce la depressione, il desiderio di affrettare la morte, l’idea del suicidio. Il medico, allora, non dovrebbe mai arrogarsi il diritto di negare al paziente la speranza intesa come fonte di benessere spirituale e di qualità di vita perché, nonostante la malattia terminale, ci troviamo di fronte a persone che possiedono ancora il dono della vita».
In collaborazione con la Fondazione Isal, il professor Giordano sta indagando i meccanismi molecolari attraverso i quali il dolore viene percepito nel corpo umano, utilizzando un nuovo modello animale, il piccolo pesce d’acqua dolce danio rerio, conosciuto comunemente come pesce zebra.
Fonte: http://denaro.it/blog/
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| Data: |
05/04/2012 |
| Titolo: |
Cure Palliative: la legge 38 deve ancora essere applicata |
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«La legge 38 del 2010 sulle cure palliative è un'ottima legge e sicuramente una tra le più avanzate del mondo, ma dopo due anni ancora molto resta da fare per colmare il divario tra hospice e territorio», ha detto la senatrice Fiorenza Bassoli, capogruppo Pd in commissione sanità del Senato - In particolare per quanto riguarda le cure palliative pediatriche c'è una maggiore complessità per l'attuazione della legge 38, soprattutto dal punto di vista organizzativo».
Effettivamente i piccoli pazienti terminali richiedono interventi specialistici specifici, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista assistenziale e sociale. Finora solo cinque le Regioni e una sola Provincia autonoma garantiscono cure domiciliari pediatriche adeguate, come previsto dalla legge.
La commissione sollecita il ministero della Salute ad accelerare l’informazione ai cittadini, al personale sanitario, ma anche la formazione dei pediatri e degli operatori socio-sanitari e chiede una verifica stringente dell'applicazione della legge 38 su tutto il territorio nazionale.
Fonte: http://www.agenparl.it
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| Data: |
21/03/2012 |
| Titolo: |
Nuovo progetto di ricerca per la terapia del dolore |
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Donata al Centro sperimentale per la terapia del dolore di Rimini un’apparecchiatura per la stimolazione magnetica transcranica (Tms),valore commerciale di circa 75mila euro. Regista di questa importante donazione è l'associazione Amici di Isal di Rimini. Si accendono così nuove speranze per la cura del dolore cronico, ma anche di Parkinson e altre patologie.
La stimolazione magnetica servirà per avviare un nuovo progetto di ricerca sul dolore cronico:
«La sperimentazione prenderà il via tra qualche mese e riguarderà chi non ha benefici dai trattamenti farmacologici - spiega William Raffaelli, direttore del Centro specialistico di terapia del dolore - Speriamo di riuscire ad aprire un piccolo sentiero per arrivare alla cura».
Nel progetto di ricerca sperimentale sarà coinvolto anche Antonello Bonci, ricercatore che da 13 anni lavora negli Stati Uniti, dove ha ottenuto grandi risultati con l'optogenetica, una tecnica rivoluzionaria per il trattamento delle dipendenze, del dolore, ma anche di depressione e degenerazioni del sistema nervoso centrale.
La Tms stimola in modo non invasivo le cellule cerebrali e può migliorare la vita di chi soffre di un dolore cronico. «Oggi abbiamo una barriera nella cura del dolore centrale che colpisce dal 15 al 30% delle persone che hanno avuto un ictus o una lesione del sistema nervoso - afferma Raffaelli - Si tratta di un dolore persistente anche dopo 3 anni, come ha dimostrato una nostra ricerca su 600 riminesi colpiti da ictus e questa macchina, che abbiamo solo noi e pochi altri centri in Europa, è l'unica che sembra offrire un'opportunità di cura».
L'idea di lanciare una raccolta fondi, durata due anni, per l'acquisto della Tms è di Franco Stefani, presidente dell'associazione Amici di Isal di Rimini. I prossimi obiettivi saranno quelli di «adottare» una ricercatrice italiana, Valentina Malafoglia, di ritorno da Philadelphia e acquistare un'apparecchiatura per valutare oggettivamente la soglia del dolore.
Fonte: www.superabile.it
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| Data: |
21/03/2012 |
| Titolo: |
Combattere il dolore con la Fisioanalisi |
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Dettaglio
Esiste una terapia che dà risultati soddisfacenti su più fronti: psicoterapia, dolore, ricerca di equilibrio, recupero di una postura corretta ed elisir di lunga vita. Fisioanalisi è una terapia della medicina convenzionale, un metodo di analisi del corpo «per ottenere il rilasciamento dei muscoli e quindi la riduzione degli attriti che provocano il dolore, limitano il movimento e usurano gli organi», riferisce il dottor Giuseppe Mastrodicasa, seguace delle teorie di Reich e del suo allievo Lowen e che sul tema ha appena scritto un libro.
La Fisioanalisi si basa sul principio che la posizione del nostro corpo e i problemi legati all'apparato muscolo-scheletrico influiscono sul nostro stato d'animo e sulla salute del fisico. La Fisioanalisi agisce sulla muscolatura allo scopo di trovare l'origine di un dolore che causa una postura antalgica.
«Quello che dovremmo tenere bene in mente – precisa Mastrodicasa – è che se non impariamo a usare le lunghe leve del nostro del corpo, femore e tibia, saremo sempre costretti ad aiutarci con le piccole leve della colonna vertebrale. Questo porta a una contrazione dei muscoli e allo schiacciamento delle vertebre. Per il maggiore attrito, le vertebre si consumano molto più velocemente, con la conseguente artrosi, che altro non è che la precipitazione dei sali di calcio, in sospensione nel sangue, nella sede dell'infiammazione».
La contrazione dei muscoli porta anche a un accorciamento dello scheletro e, quindi, a un aumento della curvature. Stimolare il riflesso plantare è il primo punto della terapia, essendo il riflesso fondamentale per la stazione eretta.
Fonte: http://wellme.it/approfondimenti/
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| Data: |
05/03/2012 |
| Titolo: |
Oppioidi sempre più diffusi, ma si può ancora migliorare |
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Sono passati due anni dall'approvazione della legge 38/2010 sul dolore e il ministero della Salute ha appena stilato un Rapporto, di circa cento pagine, per documentare il livello di attuazione a livello nazionale.
«I dati raccolti nel 2010 e nel primo semestre del 2011 mostrano un incremento decisamente apprezzabile la crescita tra il 2010 e l'anno scorso mostra una crescita di quasi il 30%, passando da 3,6 milioni di confezioni di oppiacei (con esclusione della codeina) a 4,7 milioni. Ma l'Italia è da sempre agli ultimi posti nella prescrizione di questi medicinali e quindi l'aumento va anche proporzionato al fatto che il nostro Paese partiva quasi da zero», si legge nel Rapporto ministeriale presentato al Parlamento.
Le cure più prescritte rimangono gli analgesici non oppioidi, con 9,10 euro di spesa media pro-capite, gli oppioidi forti si fermano a 1,17 euro. Notevoli le differenze regionali. La Val d'Aosta spende 1,66 euro pro-capite, il Friuli Venezia Giulia 1,89 euro e la Liguria 1,73 euro, tutte quindi sopra la media nazionale. Al contrario Lazio (0,89 euro), Campania (0,73), Basilicata (0,73) e Calabria (0,75) restano sotto la media.
Nessuna sorpresa dagli oppioidi deboli: il valore medio di speda a livello nazionale è di 0,78 euro pro-capite, a livello regionale l'aumento maggiore di spesa si registra nelle regioni del Centro-Nord, ottimo il risultato della Toscana con 1,74 euro di consumi pro-capite, più del doppio della spesa media nazionale.
Sebbene l’aumento di vendite del 30% sia indubbiamente un segnale positivo, l’Italia resta ancora lontana dalla media di consumo di oppioidi dei Paesi più sviluppati. Circa un milione di anziani muore ancora oggi senza cure palliative e terapie del dolore, secondo i dati Istat. Di lavoro ancora dunque ce n’è da fare per poter garantire davvero il diritto di tutti a non provare dolore.
Fonte: Il Sole 24 Ore, pag. 26.
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