La fibromialgia
La fibromialgia, o sindrome fibromialgica, merita una particolare attenzione rispetto ad altri tipi di dolore cronico, sia da un punto di vista diagnostico che terapeutico. Spesso chi soffre di fibromialgia non è adeguatamente ascoltato dai medici perché il dolore non ha una specifica causa organica, e la concomitante presenza di disturbi dell’umore [
Merskey, 2008] può ‘etichettare’ il paziente come malato immaginario, o nevrotico. Depressione e ansia sono presenti, rispettivamente, nel 40 e nel 45% dei casi di fibromialgia, rispetto al 20 e al 21% dei pazienti ricoverati per altre patologie o situazioni di dolore cronico
[
Kato et al, 2006;
Buskila, 2007;
Buskila and Cohen, 2007).
Chi soffre di fibromialgia non presenta solo sintomi di dolore muscoloscheletrico e sensibilità algogena alla digitopressione (tenderness), ma astenia, disturbi del sonno o insonnia, difficoltà di concentrazione, deficit cognitivi, perdita di memoria
[
Russell, 2001;
Mease, 2005], cefalea muscolotensiva o emicranica, rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle), disturbi della sfera affettiva. Possono essere presenti altri disturbi come sindrome del colon irritabile (segnalata nel 70% dei casi di fibromialgia), dismenorrea, cistite interstiziale, malattie reumatiche (artrite reumatoide, lupus eritematoso, sindrome di Sjögren), dolore miofasciale, lombalgie, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Questa complessa presentazione di sintomi può complicare il quadro clinico, rendendo difficile o ritardando una corretta diagnosi. La carenza di specifici test diagnostici strumentali e la scarsa consapevolezza di criteri clinici identificativi può causare mancate diagnosi o diagnosi errate.
I normali esami radiologici e di laboratorio possono infatti essere del tutto normali
[
Abeles et al, 2007].
Il paziente si sottopone quindi ad analisi complicate, a volte ripetitive, consulta diversi specialisti e si ritardano così ulteriormente i tempi di diagnosi e la possibilità di trattamenti efficaci, generando nel paziente stesso una certa sfiducia nel sistema sanitario, e maggiori difficoltà nella cooperazione medico-paziente
[
Penrod et al, 2004].
Non va poi trascurato l’impatto economico sulla società nel suo complesso anche a causa delle ripetute assenze dal lavoro
[
Annemans et al, 2008].
Interrompere questo circolo vizioso negativo tra pazienti e medici potrebbe quindi ridurre notevolmente i costi sociali ed economici della malattia, con sicuro beneficio per chi soffre di fibromialgia.
La Redazione di Doloredoc
La Settimana europea contro la fibromialgia (20-26 ottobre), promossa dalla European Federation of IASP Chapters (EFIC) ha aperto l’anno dedicato a questa complessa patologia.
