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Un anno contro la fibromialgia

Data aggiornamento: 03/11/2008

La Settimana europea contro la fibromialgia (20-26 ottobre), promossa dalla European Federation of IASP Chapters (EFIC) ha aperto l’anno dedicato a questa complessa patologia.
L’EFIC concentrerà nel periodo compreso tra ottobre 2008 e ottobre 2009 numerose iniziative finalizzate a migliorare la comprensione e l’analisi delle difficoltà che i pazienti incontrano nell’ottenere cure appropriate e ad incoraggiare studi e ricerche su specifici aspetti della fibromialgia. È infatti necessaria una maggiore informazione sulla patologia, così come una maggiore consapevolezza delle dimensioni del problema.

L’EFIC, grazie alla collaborazione dei propri ‘chapters’ (sezioni) attivi nelle nazioni europee, si impegna ad acquisire il maggior numero possibile di dati sulle effettive dimensioni del problema, attraverso la compilazione di un questionario mirato e la stesura di rapporti dettagliati. Alcuni dati al momento disponibili indicano che in Francia il 2% della popolazione soffre di sindrome fibromialgica, in Spagna il 4%, mentre in Italia si valuta che siano colpite almeno 1.500.000/2.000.000 persone.

L’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore parteciperà attivamente a questa campagna di sensibilizzazione e ricerca.

La fibromialgia

La fibromialgia, o sindrome fibromialgica, merita una particolare attenzione rispetto ad altri tipi di dolore cronico, sia da un punto di vista diagnostico che terapeutico. Spesso chi soffre di fibromialgia non è adeguatamente ascoltato dai medici perché il dolore non ha una specifica causa organica, e la concomitante presenza di disturbi dell’umore [Bibliografia Merskey, 2008] può ‘etichettare’ il paziente come malato immaginario, o nevrotico. Depressione e ansia sono presenti, rispettivamente, nel 40 e nel 45% dei casi di fibromialgia, rispetto al 20 e al 21% dei pazienti ricoverati per altre patologie o situazioni di dolore cronico
[Bibliografia Kato et al, 2006; Bibliografia Buskila, 2007; Bibliografia Buskila and Cohen, 2007).

Chi soffre di fibromialgia non presenta solo sintomi di dolore muscoloscheletrico e sensibilità algogena alla digitopressione (tenderness), ma astenia, disturbi del sonno o insonnia, difficoltà di concentrazione, deficit cognitivi, perdita di memoria
[Bibliografia Russell, 2001; Bibliografia Mease, 2005], cefalea muscolotensiva o emicranica, rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle), disturbi della sfera affettiva. Possono essere presenti altri disturbi come sindrome del colon irritabile (segnalata nel 70% dei casi di fibromialgia), dismenorrea, cistite interstiziale, malattie reumatiche (artrite reumatoide, lupus eritematoso, sindrome di Sjögren), dolore miofasciale, lombalgie, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Questa complessa presentazione di sintomi può complicare il quadro clinico, rendendo difficile o ritardando una corretta diagnosi. La carenza di specifici test diagnostici strumentali e la scarsa consapevolezza di criteri clinici identificativi può causare mancate diagnosi o diagnosi errate.

I normali esami radiologici e di laboratorio possono infatti essere del tutto normali
[Bibliografia Abeles et al, 2007].

Il paziente si sottopone quindi ad analisi complicate, a volte ripetitive, consulta diversi specialisti e si ritardano così ulteriormente i tempi di diagnosi e la possibilità di trattamenti efficaci, generando nel paziente stesso una certa sfiducia nel sistema sanitario, e maggiori difficoltà nella cooperazione medico-paziente
[Bibliografia Penrod et al, 2004].

Non va poi trascurato l’impatto economico sulla società nel suo complesso anche a causa delle ripetute assenze dal lavoro
[Bibliografia Annemans et al, 2008].

Interrompere questo circolo vizioso negativo tra pazienti e medici potrebbe quindi ridurre notevolmente i costi sociali ed economici della malattia, con sicuro beneficio per chi soffre di fibromialgia.

La Redazione di Doloredoc

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